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Di coscienze e pensieri
Perché ho scritto questo libro
Il diritto e la tecnologia sono strumenti che ho usato per anni per costruire operazioni. Ma c'è qualcosa che precede la costruzione: capire chi sta scrivendo le regole del gioco. In questo libro provo a rispondere a una domanda che ho attraversato decine di volte con clienti, board e giovani professionisti: chi decide oggi cosa possiamo sapere?
Dagli amanuensi agli algoritmi
Per capire dove siamo dobbiamo tornare indietro. Ripercorro i grandi passaggi in cui il potere sull'informazione è cambiato di mano — dai monasteri altomedievali alla stampa di Gutenberg, dai Pentagon Papers al giornalismo d'inchiesta contemporaneo, fino ai social media che hanno trasformato ognuno di noi in editore.
Techarchia e ipnocrazia
Due concetti che uso come coordinate: la techarchia è il governo attraverso la tecnica (chi controlla l'algoritmo controlla l'accesso alla realtà); l'ipnocrazia è il potere attraverso la distrazione (chi controlla la nostra attenzione controlla la nostra volontà). Vivo il primo tra board e AI Act; il secondo lo attraverso ogni sera tra Instagram e Netflix.
Una bussola, non una risposta
Non è un libro anti-tecnologia, e non promette un ricettario. È una bussola: strumenti concettuali per riconoscere quando siamo protagonisti e quando siamo comparsa. Chi lo legge, spero, si troverà con qualche argomento in più per issare le vele controvento — e continuare a decidere davvero.
- 01
Come è cambiato nei secoli chi decide cosa possiamo sapere: dagli amanuensi agli algoritmi.
- 02
Perché tra 'techarchia' e 'ipnocrazia' la posta in gioco non è la verità, ma la nostra capacità di distinguerla.
- 03
Una bussola pratica per navigare l'informazione digitale senza restare comparsa passiva.
“Per chi non vuole restare comparsa silenziosa della propria epoca e preferisce, ogni tanto, issare le vele controvento.”